Investimenti: I grandi assenti?

Di recente sono stato ad un convegno sull’economia, in realtà ho partecipato a diverse iniziative come queste negli ultimi 2-3 anni, il formato è abbastanza standard: Bella location, chiaramente un professore di economia, meglio se ha lavorato come consulente o presidente presso qualche grande realtà , tanti imprenditori e quando va bene un ricco aperitivo.

Le solite battute del tipo: in 3 economisti ci sono almeno 4 pareri differenti, oppure gli economisti si guardano bene dal fare previsioni.

Senza mostrare n-mila grafici o indici comprensibili solo agli addetti ai lavori, la sostanza si potrebbe riassumere in due punti:

1- in Europa, e in particolare in Italia mancano gli investimenti, e questo è il grande problema

2- I modelli matematici sino a ieri utilizzati per fare previsioni sull’economia non funzionano più, a causa di una maggiore complessità o maggiori variabili in gioco, o i matematici che non fanno bene il loro lavoro o gli economisti che non usano bene i modelli, il problema è che non ci becca più nessuno con le previsioni, probabilmente è più facile tirare ad indovinare

Sul secondo punto eviterei di andare oltre, c’è sicuramente un problema, ma poco rilevante o non troppo per quanto riguarda la cura, anche se possono essere causa di creazione di problemi, in quanto una previsione di crescita eccessiva aumenta le aspettative degli investitori e quando queste non sono confermate possono causare qualche squilibrio.

La cosa che invece mi ha incuriosito è il problema degli investimenti, che sembra tutti concordino siano il grande problema per la crescita.

investimenti assenti

In evidenza un grafico dell’ISTAT che evidenzia quanto affermato, e a sentire gli economisti il problema della crescita sono imputabili all’assenza di investimenti.

Gli imprenditori non investono per gli stessi motivi che spingono i risparmiatori a non spendere: incertezze, pessimismo, poca propensione al rischio probabilmente perché stiamo diventando una generazione vecchia, difficoltà a guadagnare i soldi, troppe tasse e burocrazia, insomma la lista dei colpevoli è lunga.

Personalmente se dovessi dire il mio parere personale, basato sulla mia esperienza di piccolo startupper vedo serie difficoltà oggettive soprattutto sulle PMI, e quanto più piccole sono le aziende tanto maggiore è la sofferenza e le difficoltà. Quindi tenendo conto che il nostro tessuto economico è basato per il 90% su piccole e piccolissime imprese, la sofferenza di questi attori giustifica la crisi che stiamo vivendo.

Ma perché le PMI soffrono? Soffrono perché non c’è mercato interno, i più vecchi raccontano di un Eden che si chiamavano anni 60 o anni 80 in cui tutto era possibile, e oggi il mondo è cambiato, e nonostante quello che si dice se vi va in brianza a parlare con il piccolo imprenditore ti dice senza mezzi termini “in Italia è finita”.

Personalmente se vado dalle aziende e cerco di vendere innovazione , 1 su 10 non mi apre nemmeno la porta. Mentre 9 aziende su 10 sono quelle che poi trovi ai convegni a parlare di Industria 4.0 e innovazione, o paradossalmente sono quelli che cercano di vendere innovazione ma non la usano.

Se vai a casa di tanti imprenditori vedi ancora la villa , la macchina da 100K ma gli occhi spenti e l’angoscia per il futuro. Vogliamo scordarci dei tanti suicidi e persone morte per depressione di questi anni? Tutti noi abbiamo qualcuno di caro da ricordare o anche solo un conoscente.

Quindi se è vero che per crescere bisogna investire ma manca la propensione al rischio , il coraggio e anche i soldi, l’unico modo possibile che vedo è quello di unire le forze.

Ho visto e partecipato in alcune reti di imprese , purtroppo non basta mettersi dentro lo stesso ufficio o condividere alcune spese e poi tutta diventa facile. Per funzionare io credo bisogna avere la stessa visione e un unico sogno imprenditoriale.

So che questa chiamata alle armi non servirà probabilmente a molto, ma chiedere e proporre non costa nulla, quindi la mia idea è di far si che:

1- 100 aziende che hanno un proprio prodotto proprietario si presentino con un unico brand – non so: “gli artigiani di Italia?”  , un nome che vi piace.

2- Investire per i prossimi 5 anni almeno 5.000,00 Euro/ciascuno, sono circa 500.000,00 Euro/anno in 5 anni sono circa 2.5 Ml Euro, non capitali enormi ma sufficienti a muoversi sul mercato

3- Avere oltre al comune brand un comune piano di crescita a livello Europeo e globale, usando i portali di e-commerce, social, advertising online e tutta la potenza delle tecnologie digitali per concretizzare la lead-generation

4- Un ufficio marketing e commerciale comune che aggreghi le offerte e faccia da interlocutore sul mercato, una sorta di ufficio acquisti condiviso, che guadagna sulle vendite (es. 3% sul fatturato) in modo tale da poter vivere di vita propria dopo i primi 5 anni

5- Partecipare alle principali fiere di settore internazionali, far conoscere al mondo il meglio che c’è del made in Italy

L’idea ti piace? Candidati come una delle 100 aziende che vogliono aderire a questo programma, mandando la tua candidatura al seguente indirizzo email: IoCiSto@Easycloud.it con la descrizione del tuo prodotto e i tuoi riferimenti.

Grazie mille!

 

 

 

Cloud, IoT, Big Data – cosa sono e cosa cambia per le PMI?

Mediamente ogni 3-5 anni il mercato ICT e delle TLC si rinnova e pone nuovi argomenti e bisogni che  il CIO deve gestire. Per le PMI questo argomento è più complesso da gestire in quanto non avendo tipicamente un responsabile IT qualificato ricade sull’imprenditore, sul figlio o sul commercialista la gestione dell’IT.

Il problema vero è che un tempo parlare di ICT e TLC voleva dire avere qualche computer, un gestionale, qualche linea telefonica e al più un sito web.

Oggi il mondo diventa sempre più complesso, globale, veloce, e solo per essere sul mercato è necessario dotarsi di tecnologie innovative e complesse. La complessità può essere gestita e semplificata grazie al “CLOUD” in quanto la possibilità di non avere tutto necessariamente in casa, di non dover conoscere tutto quello che c’è dietro una tecnologia ma banalmente focalizzarsi sulla “user-experience” e sul budget di cui si necessità per ottenere benefici di business è la vera grande opportunità che purtroppo ancora molte aziende non hanno saputo cogliere.

Ma quindi Cloud cosa è? Quello che dico sempre quando telefono ad un nuovo cliente spiego che la percezione della realtà che abbiamo, le nozioni e le informazioni derivano per buona parte dalla pubblicità dei Big.  Quindi alla parola Cloud tutti pensiamo ad Amazon, Google o Microsoft altri player che spingono su un CLOUD orientato alle infrastrutture o servizi di collaborazione e erogate come commodity , con poco valore aggiunto, la differenza la fa il prezzo e la disponibilità globale. Il Cloud è sicuramente questo ma c’è un mondo dell’offerta con maggiore valore aggiunto che non ha la potenza di fuoco che hanno i grandi player, tanti servizi e soluzioni che possono risolvere i problemi di efficienza, scalabilità e di velocità e magari abilitare nuovi modelli di business (es. Uber, Airbnb e i soliti noti che oggi sono sulla cresta dell’onda).

Quindi se dovessimo semplificare in poche parole il CLOUD è la nuova piattaforma di servizio che eroga applicazioni , strumenti e infrastrutture in modo analogo ad un noleggio a lungo termine, ogni anno si paga per ciò che serve e l’azienda è sempre aggiornata e pronta ad affrontare le sfide del mercato, evitando rischi e complessità, 100% focalizzati sul proprio core business con le migliori tecnologie.

Il Cloud e Internet sono oramai diffusi ovunque, probabilmente anche grazie ai tanti dispositivi mobili che tutti noi abbiamo (notebook, Smartphone, Tablet, ..).  Quello che sta accadendo è che i fornitori di tecnologia high-tech sempre più collegano ad Internet i nuovi dispositivi, dalla Apple alla Microsoft, la Domotica, le macchine, le città intelligenti , la fabbrica 4.0  e chi più ne ha più ne metta.  Questo vuol dire che il numero di dispositivi collegati ad Internet sta aumentando in modo esponenziale e praticamente tutti è collegato ad Internet, ogni cosa è collegata con la rete e comunica, da cui il nuovo trend IoT = Internet of Things , ovvero Internet delle cose.

Quindi facciamo il punto, abbiamo Internet e Cloud che mettono tutto in comunicazione con tante belle applicazioni e servizi, ogni oggetto collegato ad Internet che comunica con la rete, con le persone e con altri oggetti, tutte queste informazioni che viaggiano in rete sono davvero tante e stanno creando davvero tanti dati, da cui l’ultimo trend “Big Data”. Quindi i Big Data di fatti sono i tanti dati, che si traducono in informazioni, disponibili sulla rete.

Tante informazioni e applicazioni disponibili ovunque e in qualunque momento; quindi una azienda che si collega in questo circuito globale ed è capace di fornire in modo selettivo e far circolare agli individui per lei rilevanti le informazioni che vuole comunicare è un grande valore aggiunto. Poter anche recepire e analizzare le informazioni che i dispositivi forniscono, anticipando i bisogni, i rischi e le opportunità. Grazie a Internet come canale di comunicazione globale, il Cloud come piattaforma di servizi, l’IoT che collega qualunque dispositivo in questo circuito, applicazioni di business che interpretano e gestiscono i big data una azienda avrà o no un elemento di differenziazione sul mercato?

Quindi se abbiamo compreso le nuove opportunità e dove il mondo sta andando dobbiamo porci la domanda, stiamo investendo e considerando l’IT nel modo corretto oppure no?

Io vedo tanti imprenditori che si lamentano e giustamente, ma se devono tagliare sull’IT è cosa buona e giusta, ma ad oggi io non ho mai visto un imprenditore o manager tagliare sull’auto o sulle vacanze … quindi trattasi di priorità, oggi l’IT non è considerato una priorità e per problemi culturali e di informazioni. Ricordiamo cosa ho detto prima, la grande pubblicità la fanno i BIG che portano nelle nostre case commodity , se vogliamo il valore aggiunto e l’eccellenza la dobbiamo cercare e la dobbiamo capire e riconoscere.

EasyCloud ha proprio questo come mission, aiutare le aziende a gestire il cambiamento introducendo innovazione in modo sostenibile, usando il Cloud come piattaforma globale.

EasyCloud Team

 

 

Nuovo servizio Audio+Web Collaboration per il Business

Mi sono occupato di soluzioni di comunicazione e collaborazione per molti anni e se dovessimo fare una analisi di come i servizi sono evoluti negli ultimi 20 anni possiamo certo affermare una grande evoluzione, forse rivoluzione nei primi 10 anni e un consolidamento e integrazione negli ultimi 10 anni.

Un tempo l’unico modo di comunicare era basato sulla telefonia, c’era il monopolio dei Carrier, sembrava cosa brutta e cattiva, ma i servizi funzionavano bene, le aziende erano ricche e c’erano tanti posti di lavoro, anche in Italia.

Con l’arrivo del VoIP si è iniziato ad usare il PC per fare telefonate, soprattutto quelle a lunga distanza, soluzioni consumer come Skype saranno note alla maggior parte di Voi.

L’appetito vien mangiando e si è scoperto che il PC (e i dispositivi mobili come gli smartphone e Tablet in seguito) oltre a fare audio potevano fare altro: Video, Chat, Condivisione dei documenti, in una parola collaborazione a distanza.

Molte nuove aziende sono entrate in questo mercato diventando ricche, molte anche storiche e leader di mercato si sono ridimensionate e alcune non esistono più, il mondo cambia e cambia velocemente, e noi dobbiamo cercare di cavalcare e gestire l’onda del cambiamento, laddove possibile anticipare il cambiamento seguendo il nostro intuito, i nostri sogni.

Noi in EasyCloud abbiamo cercato di anticipare il cambiamento, oggi i nostri clienti hanno ancora un approccio conservativo, soprattutto nelle aziende più piccole, e sono ancora legati ai servizi di audio conferenza, ma inizia timidamente la richiesta di nuovi media, soprattutto il video e la possibilità di condividere lo schermo o un documento.

Di fatti molti usano Skype più perché è uno strumento diffuso, più o meno tutti lo conoscono ed è percepito  come gratis e sicuro, ma in molti si lamentano della qualità  e dell’assenza di servizi business.

Dovendo spendere 1 Euro sicuramente le aziende non investirebbero in Skype, gratis è bello ma se devo pagare preferisco puntare sulla qualità, avere un servizio di supporto globale e professionale, poter collaborare senza la necessità di dover installare un client, se non ho copertura Internet potermi collegare con il telefono nel modo tradizionale.

Per questo motivo noi riteniamo che l’audio conferenza da sola non basti più, ma un servizio consumer come Skype per il business non è quello più adeguato, noi avevamo in mente un servizio che partisse dall’audio conferenza e che aggiungesse la possibilità di collegarsi via web con il PC, di abbinare il video, di poter condividere il desktop o un documento, di avere le principali funzionalità di collaboration come la Chat.

Il Servizio che abbiamo individuato si basa sulla piattaforma Arkadin ( Brochure Arkadin Anywhere Premium )- un servizio che abbina all’audio conferenza le funzionalità di web-conferencing in stile skype, senza bisogno di installare client o applicazioni sul desktop (infatti funziona con un semplice browser), un servizio di assistenza con copertura globale e in tante lingue, aggiungerei cosa forse banale ma non scontata che funziona bene, in quanto poggia su una infrastruttura globale “VPN MPLS” che vuol dire maggiore sicurezza e qualità dell’audio.

Il costo? Sicuramente non può essere gratis come Skype, ma il valore che si offre è decisamente superiore e inferiore al costo che si chiede, la nostra offerta prevede due modelli di pricing:

  • FLAT – meeting illimitati
  • A Consumo – nessun canone mensile

Curioso di saperne di più? Registrati al nostro webinar che stiamo organizzando con Arkadin nel mese di Aprile, per manifestare il tuo interesse clicca qui  e scrivici , sarai contattato da un nostro consulente.

Buona collaborazione,

EasyCloud Team

 

Le 5 cose da fare per avere successo

Forse troppi anni di crisi e la crescita bassa, la voglia di mantenere il proprio status quo , la difficoltà di fare piani anche a breve periodo, i numeri difficili e le tante difficoltà possono spiegare la situazione di frenesia e di mancanza di piani chiari in troppe realtà che sento.

Troppe aziende , soprattutto le piccole e medie, sembra non abbiano piani chiari, un percorso, una visione, in sintesi un progetto.

Si combatte per cercare di stare nei costi, pagare quello di urgente per il mese successivo, e la vita imprenditoriale o manageriale diventa una TRAM TRAM tra adempimenti, burocrazia, costi che non si comprendono, legali, commercialista, consulenti, banche, accessori vari, problemi da risolvere.

UK è uscita dall’Europa, doveva fallire e la crescita si stima sarà più alta del previsto nel 2017 (2%), l’Italia grazie ai cittadini che hanno risparmiato tanto nel passato sta sopportando questa forte crisi e assenza di crescita consumando di fatti i risparmi, i propri o quelli dei genitori o dei nonni.

L’Italia resta il secondo Paese in Europa nella manifattura, e il Paese con il più grande patrimonio culturale e storico al mondo, il Paese dove si mangia e si vive bene, ma sembra che non riesce a ripartire.

I debiti passati, la mediocrità della classe politica e forse anche manageriale, dove fa carriera chi sa stare al su posto e con la testa bassa, finché non scopre di diventare un esubero o parte di una riorganizzazione, perché il mondo cambia.

Purtroppo non ho la ricetta a questi mali, ma ci sono delle cose di cui sono convinto, e con la modestia del caso condivido.

  1. Puntare sempre all’eccellenza. Che si sia ben pagati o si lavori gratis, lavorare con il massimo impegno, in quanto la reputazione che ci si costruisce e le esperienze sono il vero capitale immateriale che oggi ci può dare lavoro e ricchezza.
  2. Non alzare muri. Aprirsi al mondo e rispettare le diverse culture, cosa che non vuol dire fare assistenzialismo, ma trattare tutti con rispetto dando le stesse opportunità, diritti e doveri, indipendentemente dal colore, religione, stato sociale o cultura.
  3. Imparare ad ascoltare. Oggi tutti leggono le analisi di mercato o la pubblicità e credono di non avere nulla da imparare, i conflitti e i problemi nascono quasi sempre per limiti nella comunicazione o nell’ascolto delle persone.
  4. Credere nell’istruzione. Gli ultimi sei mesi della mia vita sono stati devastanti, i più difficili forse della mia vita e se personalmente non avessi avuto cultura e intelligenza, probabilmente non ne sarei uscito vivo. Per lavorare e ambire a crescere, in un mondo sempre più difficile e competitivo , non c’è altra possibilità che alzare il livello culturale delle persone, la cultura crea consapevolezza, capacità, problem solving, flessibilità e apertura mentale.
  5. Avere un piano ed agire. Non aspettare che qualcuno ti paghi per fare quello che vuoi fare o che si prenda il rischio. Meglio fare un piano e agire con il rischio di sbagliare piuttosto che non realizzare nulla e sopravvivere. La sopravvivenza nella mediocrità probabilmente è peggiore della morte. Troppi allenatori e arbitri e pochi giocatori di talento, insegniamo ai giovani a giocare bene la partita della vita.

 

Se hai altri punti o lezioni che hai imparato, segnalameli che li aggiungo al post.

Alessandro Greco.

 

La dimensione è importante ?

Una domanda che spesso noi maschietti ci poniamo;  puntualmente ci viene detto che la dimensione non importa, l’importante è utilizzare al meglio gli strumenti di lavoro che si hanno!

dimensione

A parte le battute uno dei limiti culturali che spesso le aziende si pongono è relativa alla dimensione dell’azienda, cosa che non gioca a favore delle startup ovviamente, ma essere grandi è un punto di forza oggi? Di seguito almeno 5 motivi per cui la dimensione non dovrebbe essere così importante.

  1. Le aziende grandi non è detto che abbiano grandi competenze, hanno i numeri e i muscoli per poter comprare le competenze ma il talento non sempre è in vendita e un imprenditore sa quanto è difficile costruire un Team.
  2. Soprattutto le PMI e le aziende di medie dimensioni non è detto che trovino nelle grandi realtà il Partner ideale, sia per motivi di cultura differente, ma anche perché ad un fornitore grande o dai tanti soldi o non ti “curerà” come una azienda più piccola, in quanto si ha un peso e rilevanza inferiore sul fatturato
  3. Oggi il mercato, nonostante la crisi, ha grande dinamicità, in 2-3 anni assistiamo a cambiamenti importanti, i cicli di trasformazione sono più brevi e veloci, serve adattarsi velocemente al cambiamento, una startup o piccola realtà è sicuramente più veloce e flessibile, in quanto è il portatore del cambiamento
  4. Non è importante la dimensione assoluta, ma la capacità di crescere e la sostenibilità della crescita. Detto in altre parole, meglio una realtà che cresce a doppia cifra, che assume e che non ha debiti, o lavorare con un colosso , pieno di debiti, che vanta assunzioni e innovazioni e al tempo stesso combatte con i sindacati per il taglio del personale? (E qui molti big si sentiranno tirati in causa)
  5. La cultura delle persone non è legata alla dimensione dell’azienda per cui lavorano

Quindi Piccolo è Bello? Assolutamente no, crescere e diventare grandi deve essere ambizione di tutti, ma meglio una azienda piccola che cresce di una grande che fa tagli e non riesce a gestire il cambiamento. La crescita deve essere un fattore intrinseco e l’obiettivo delle aziende a prescindere dalla dimensione, ma il solo dato in assoluto “grandezza” senza crescita e innovazione non è detto che dia maggiori garanzie.

Quando le aziende mi chiedono quanti dipendenti siete? Io rispondo che ogni anno raddoppiamo il fatturato, il numero dei clienti e che abbiamo a disposizione tutte le competenze che il mercato offre, in quanto lavoriamo con partner selezionati e competenti. Non credo che avere 100 o 1000 persone in ufficio possa dare maggiori garanzie o valore aggiunto ai miei clienti.

In conclusione diventare grandi e crescere è sicuramente un elemento che da la misura del successo dell’azienda, ma essere grandi in assoluto non è detto sia un fattore di differenziazione, in quanto cosa succede in passato non può dare necessariamente garanzie per il futuro, si potrebbe dire (per chi ama la matematica) che è una condizione necessaria ma non sufficiente per poter dare garanzie di soddisfazione al cliente.

Nella valutazione del Team di lavoro, dei fornitori, sarebbe opportuno valutare la storia delle persone, le competenze, le storie di successo personali o di Team. Queste sono le uniche certezze e garanzie, non il fatturato e la dimensione in valore assoluto!

Alessandro Greco, Imprenditore.

 

 

Smart Working o Lavoro Agile

Come molti di Voi sapranno quest’anno il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge relativo allo Smart Working o Lavoro Agile, al seguente link il disegno di legge completo.

Cosa significa Smart Working o Lavoro Agile? La norma definisce il lavoro agile una «modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro». Il testo ne detta anche i confini: il lavoro agile è quel lavoro che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevede l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali.

Il disegno di legge stabilisce che il lavoratore abbia il diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le stesse mansioni all’interno dell’azienda. Il datore deve garantire salute e sicurezza a chi svolge questo tipo di prestazione.

Quali i benefici per l’azienda? 

  • Fiscali – deducibilità dei corsi di formazione, master e aggiornamento professionale
  • Incremento della produttività e della efficienza aziendale – secondo il PoliMi si potrebbe arrivare a un 20%
  • Riduzione dei costi di gestione dello spazio fisico – un risparmio che andrebbe dal 20% al 30%
  • Riduzione del tasso di assenteismo – si potrebbe addirittura eliminare il fenomeno dell’assenteismo
  • Lavoro in mobilità – molte operazioni potrebbero essere fatte da remoto senza la necessità di andare in ufficio

Quali i benefici per il dipendente? 

  • Risparmio orario – Con due giorni a settimana di home working, a fine anno risparmieremmo ben 172 ore
  • Risparmio economico – Sempre con due giorni a settimana di home working, potremmo arrivare a risparmiare 1.200 Euro.
  • Soddisfazione e motivazione – L’aumento della possibilità di bilanciare vita e lavoro, nonché il superamento delle classiche strutture gerarchiche del lavoro, porterebbe a una migliore realizzazione personale.

Quali i benefici per l’ambiente e la società?

  • Diminuzione delle emissioni di CO2 – Secondo lo studio del PoliMi, sarebbero ben 371 i chilogrammi di CO2 procapite risparmiati in un anno per i consueti 2 giorni di home working a settimana. Risparmio che deriverebbe dal mancato spostamento urbano delle masse di lavoratori.
  • Riduzione del traffico urbano
  • Riduzione del costo delle case nei centri urbani e del costo della vita

Quali tecnologie e soluzioni abilitano lo smart working?

  • Accesso da remoto ad applicazioni, infrastrutture e piattaforme aziendali
  • Virtualizzazione del desktop e delle applicazioni aziendali
  • Applicazioni che abilitano il BYOD – Bring Your Own Device
  • Servizi di Collaboration: email, audio, video, chat, presence, condivisione file e documenti
  • Applicazioni di produttività (es. Office online)
  • Firma remota o grafometrica su Tablet
  • Digitalizzazione e Archiviazione dei documenti
  • Dispositivi Mobili e Mobile App aziendali

 

Cosa una azienda dovrebbe fare?

  • Oggi l’imprenditore e/o il CIO dovrebbero partire analizzando i propri processi di business, quindi rispondere alla domanda “Cosa fa l’azienda e con chi per creare valore aggiunto nella catena del valore”.
  • Identificati i macro processi di interesse focalizzarsi su ciascuno di essi e immaginare come renderli “digitali” ovvero accessibili da remoto con un PC collegato su una rete (Privata o Internet).
  • Identificare per ogni processo o sotto-processo le applicazioni di interesse, dove l’approccio CLOUD è sicuramente quello più semplice , veloce e con migliore rapporto qualità/prezzo consigliabile.
  • Scegliere le soluzioni, fornitori e servizi con l’aiuto di un consulente o persona competente, definendo la propria RoadMap ovvero il proprio percorso.
  • Testare e provare i servizi prima di acquistarli, per valutare efficacia, la user-experience e quantificare con dei KPI il Ritorno dell’investimento atteso.
  • Una volta sicuri che ci sia allineamento tra obiettivo di business, servizio IT, KPI & ROI passare alla fase contrattuale, identificando il fornitore più adeguato ai propri bisogni: SLA, Privacy/Security, Qualità/Costo, Supporto richiesto, Note contrattuali, Strategie e varie.

Posso fare tutto da solo?

Certo che si! In caso tu veda il percorso in salita o complesso puoi contattare il tuo Cloud Service Broker di fiducia, noi ti consigliamo il seguente: EasyCloud.

Trasformazione Digitale & PMI

 

A.A.A. Relatori della PMI cercasi

cercasispeaker

Nuovi trend tecnologici come il Cloud, l’IoT, il mondo Social, i Big Data e la globalizzazione che avanza pongono nuove sfide alle grandi ma soprattutto alle piccole imprese, che devono trasformarsi e cogliere le opportunità derivanti dalla Rivoluzione Digitale.

Le nuove tecnologie e l’innovazione in questi anni hanno puntato molto a risolvere solo alcuni dei problemi, sentiti per lo più dalle grandi aziende, come il consolidamento e l’ottimizzazione dei costi operativi, l’aumento della produttività e del time-to-market, ma non hanno spiegato o dato molti stimoli su come le imprese possano fare business in modo concreto, come creare maggiore valore, come crescere e vivere da protagonisti nel nuovo mondo utilizzando le nuove tecnologie.

Le piccole e le medie imprese sono il tessuto nevralgico dell’economia italiana, con una cultura vicina al manifatturiero e con modelli di business legati alla filiera e ai distretti industriali, alle relazioni personali, alla famiglia e al territorio, l’artigianato e alle competenze.

Nel nuovo contesto globale e digitale le PMI devono comprendere la trasformazione in corso, metabolizzare il vero significato dei nuovi trend tecnologici,  comprendere la nuova terminologia del mondo Internet, sfruttare i nuovi canali di comunicazione, pensare in modo diverso e concepire in modo differente la nascita dei prodotti, pensare a  nuovi modelli di business, puntare sul valore e sulla differenziazione, lasciarsi contaminare e contaminarsi a vicenda con nuove idee per far nascere nuove competenze e nuovi distretti innovativi.

Per realizzare questo percorso Easycloud.it sta collaborando con la propria associazione (Unindustria Como) e con i principali portatori di interesse del proprio territorio (ComoNExT) per la creazione di un importante convegno , appunto sul tema Trasformazione Digitale e PMI ed è alla ricerca di testimonianze o aziende PMI pronte a mettersi in discussione, curiose di capire e scoprire come potrebbero crescere nel nuovo mondo globale, o di raccontare la propria esperienza sia essa stata positiva o negativa.

L’invito è di vivere da protagonista il cambiamento, racconta la tua esperienza o il tuo sogno, magari aiuterai qualcun altro a non fare gli stessi tuoi errori; magari scoprirai e incontrerai qualcuno che ti aiuterà a riuscire dove solo non sei riuscito.

L’innovazione e la trasformazione è prima di tutto rischio e fatica, bisogna tenere in conto la possibilità di sbagliare, se si resta nella comfort zone non si cresce e non ci si trasforma, si resta esattamente dove siamo, la vera trasformazione e rivoluzione deve partire dal basso, dalle PMI, non dal Governo dalla Pubblica Amministrazione o da Bruxelles.

Contattaci subito scrivendo a eventi@easycloud.it  raccontando la tua storia di successo o di insuccesso!

EasyCloud Team